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La sinistra è finita in discarica?

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Non ce la date a bere

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Discarica di Scapigliato: 330 milioni di euro al Comune di Rosignano

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DISCARICA DI SCAPIGLIATO 1982/2012

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SOLVAY A VOLTERRA, GRANDI MANOVRE SULL'ACQUA PDF Stampa E-mail

Qui sotto il link per leggere la legge regionale toscana 69 del 28.12.2011 , che fa scempio del risultato referendario del 13 giugno 2011, e spiana la strada alle multinazionali ACEA e SUEZ sull’acqua.

Unico Ambito sull’acqua (AIT) da giugno 2012,  e tre ambiti sui rifiuti. Mentre i vecchi ATO avevano un riferimento al bacino idrografico (ad esempio la Valdicecina, la Valdichiana, ecc)  ora l’unico riferimento è LA GESTIONE ECONOMICA. L’ACQUA SARA’ SEMPRE PIU’ CARA,  PIU' INQUINATA, E LA TRASPARENZA SULLA SALUTE SEPOLTA.

 http://raccoltanormativart.mediamind.it/toscana/index.php?vi=all&dl=tleggiV/2011/legge-201100069.xml&dl_t=text/xml&dl_a=y&dl_id=tleggiV&pr=idx,0;artic,1;articparziale,0;preambolo,0

 Vedete anche qui un commento del Forum Toscano acqua (citato da Greenreport, sito vicino al PD e all'imprenditoria "green")  , neanche la Legambiente è d’accordo. Le grandi manovre ATTUATIVE INIZIANO A VOLTERRA, INTORNO ALLA SOLVAY, CHE È COMPROPRIETARIA DI ACEA  E  SUEZ.  Buona fortuna

 

Dal sito di Greenreport  [ 23 dicembre 2011 ]

Acqua

Riforma degli Ato in Toscana: non solo consensi

Come già preannunciato ieri, all'esterno del Consiglio regionale toscano la legge di riforma degli Ato, in particolare per la parte riguardante la risorsa idrica, non ha trovato solo consensi. Per Legambiente Toscana la carenza più marcata «è inerente ad un aspetto ambientale che ha riflessi sulla governance dell'acqua: non si fa riferimento alcuno ai bacini idrografici che non vengono mai citati.

Eppure il bilancio idrico (le entrate e le uscite) per la risorsa idrica si fa a scala di bacino idrografico. Questo è stato compreso fin dal 1989 con la legge 183 e poi riportato nella legge Galli del 1994, norme che hanno preso questo territorio come riferimento per svolgere le pianificazioni.

Il contesto ambientale non può essere totalmente dimenticato a favore di suddivisioni puramente amministrative- sottolineano dall'associazione ambientalista- In questo modo si continua a tenere il servizio idropotabile separato e lontano da provvedimenti presi ad altri livelli (vedi Piano di distretto, Piani di bacino) che tra l'altro sono sovraordinati.

Tenendo presente quanto suddetto, e comunque la necessità di rispondere alla L.191/2009- hanno aggiunto da Legambiente- riteniamo che con la scelta dell'Ato unico per il servizio idrico non si migliorino in modo certo qualità, efficienza e efficacia, a tutela dell'utenza e dell'ambiente».

 Particolarmente critico è il Forum Toscano dei Movimenti dell'acqua che tra l'altro sarà chiamato anche a far parte della Consulta prevista dalla nuova legge. Secondo il Forum la "regia" della riforma è da ricercare più nei poteri economici forti e in Cispel che nella Giunta o nel Consiglio regionale.

 «Mentre le società di gestione toscane restano società di capitali partecipate da soggetti privati e continuano a mantenere in tariffa la remunerazione del capitale investito (quindi a distribuire dividendi agli azionisti), la Regione costituisce un Ato unico toscano dell'acqua, che vedrebbe fortemente limitata la partecipazione dei cittadini e il peso di tutti comuni e specialmente quelli di dimensioni medie e piccole, come trampolino per la creazione di un gestore unico, con al proprio interno i colossi privati Acea Spa e Suez che vedranno invece il loro peso contrattuale aumentare in proporzione- hanno sottolineato dal Forum-. Proprio quelle multinazionali che, con il voto referendario, i cittadini toscani hanno inteso allontanare dalla gestione dell'acqua».

 Il Forum informa tra l'altro che tutti i recenti studi scientifici mostrano come il servizio idrico integrato sia un settore nel quale, al di sopra di una certa dimensione del gestore, non si hanno le cosiddette "economie di scala": un mega gestore regionale toscano dell'acqua non solo non produrrebbe risparmi, secondo gli ispiratori del referendum sull'acqua, ma anzi genererebbe notevoli "diseconomie di scala", aggiungendo inutili costi.

 Poi il Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua a completare il resoconto non proprio esaltante di questo scorcio di fine anno per chi ha sostenuto le ragioni della ripubblicizzazione, si sofferma su quello che è l'elemento più grave, cioè la proroga delle concessioni alle Spa, per scongiurare la ripubblicizzazione delle prime gestioni a scadenza ravvicinata. Secondo il Forum il mandante di questa operazione è Cispel che del resto più volte pubblicamente ha avanzato questa richiesta: «i sindaci dell'Ato 2 hanno già eseguito l'ordine mentre dopo 6 mesi nessun Ato Toscano ancora ha tolto dalla tariffa il 7% della remunerazione del capitale investito come obbligati dal referendum di giugno.

 Quanto sta accadendo nella nostra regione, in netto contrasto con i due Sì referendari per l'acqua bene comune, apre una ferita senza precedenti nel tessuto democratico della comunità toscana, una ferita che allontana i cittadini dalle loro istituzioni, e fa crollare la fiducia dei rappresentati nei loro rappresentanti» hanno concluso dal Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua.

 

Greenreport   Acqua | Rifiuti e bonifiche

Presentata in commissione Ambiente e territorio la Pdl di riforma degli Ato

[ 14 dicembre 2011 ]

La Regione Toscana risponde a quanto dettato, in tema di Ato, dalla Finanziaria 2010 del governo (dal 31 dicembre 2011 gli attuali ambiti ottimali devono essere soppressi) e dal nuovo anno cambia radicalmente la governance complessiva del sistema idrico e di gestione dei rifiuti. Le linee guida della proposta sono state illustrate e discusse in commissione Ambiente e territorio presieduta da Vincenzo Ceccarelli (Pd), alla presenza di tutti i soggetti coinvolti, a vario titolo, nel complesso e delicato tema della gestione dei servizi pubblici.

 La Giunta regionale ha confermato l'intenzione, ferme restando le competenze dello Stato in materia, di avviare un confronto con le rappresentanze politiche, economiche e sociali, sulle «possibili nuove forme e modalità di gestione dei servizi pubblici locali».

 Anzi la Regione per l'acqua parla espressamente di «raggiungimento dell'obiettivo di un unico gestore pubblico a livello di ambito territoriale ottimale, da costruire a partire dalla prima scadenza delle concessioni in essere». Il nuovo scenario prevede, per il servizio idrico integrato, superata l'attuale suddivisione del territorio regionale in sei ambiti territoriali, l'istituzione di un unico Ato con tutti i comuni della regione (ad esclusione di Marradi, Firenzuola e Palazzuolo sul Senio, già passati, per la gestione del servizio idrico, all'Emilia-Romagna).

 Per i rifiuti viene confermata la scelta fatta nel 2007 dell'istituzione di tre Ambiti territoriali ottimali per ognuno dei quali sono già in corso le procedure per individuare il gestore unico. In termini di funzioni, quelle attualmente svolte dagli Ato saranno attribuite alle Authority. Per l'acqua una sola, l'Autorità idrica toscana, per il servizio di gestione dei rifiuti le Autorità saranno invece tre, una per ciascun ambito di area vasta (Toscana Centro, Toscana Costa e Toscana Sud).

 L'Autorità idrica toscana sarà composta da un'Assemblea dei sindaci con funzioni di indirizzo e programmazione e sarà eletta da apposite Conferenze territoriali composte dai sindaci dei comuni che formano gli attuali Ato per garantire un costante rapporto con i territori. Ci saranno poi un direttore generale, un consiglio direttivo (con funzioni consultive e di controllo) e un collegio dei revisori.

 Stesso schema per le tre Autorità dei rifiuti ma in questo caso le assemblee dei sindaci saranno naturalmente tre e saranno composte da tutti i sindaci del corrispondente ambito territoriale. Previste anche forme di partecipazione attiva tramite un Comitato consultivo (istituito presso la giunta regionale) per la qualità dei servizi composto, tra l'altro, da soggetti designati dalle associazioni sindacali, dei consumatori e ambientaliste, nonché dal Forum dei movimenti per l'acqua.

 Tra i suoi compiti, quello di segnalare situazioni di particolare criticità e formulare proposte sulla qualità, l'efficienza e l'efficacia dei servizi. Parallelamente sarà istituito l'Osservatorio del servizio idrico integrato e di gestione dei rifiuti che servirà a supportare il ruolo che la Regione intende assumere riguardo alla programmazione del sistema oltre a garantire trasparenza e informazione sui dati relativi ai servizi. Sarà composto da tecnici qualificati e acquisirà dalle Autorità tutte le informazioni e i dati relativi ai servizi provvedendo alla loro analisi, valutazione ed elaborazione.

 Gli stakeholder hanno evidenziato un sostanziale apprezzamento all'impianto normativo e una preoccupazione, è stata espressa soprattutto dai presidenti degli Ato, sul "periodo di transizione".

 «La fase di avvio dell'Autorità Idrica Toscana (AIT), infatti, non è ben definita, non sono indicati il legale rappresentante, la sede legale, chi provvede agli adempimenti per il passaggio del personale e all'approvazione del bilancio di previsione entro il 31 dicembre». Secondo Cispel, «i tempi di attivazione non devono andare oltre marzo 2012 ed è necessario chiarire le competenze fra organi politici e tecnici».

 Le maggiori perplessità, soprattutto riguardanti la riforma del servizio idrico, giungono dal mondo ambientalista. Per Legambiente, che ha inviato alla commissione regionale Ambiente le osservazioni, la carenza più marcata «è inerente ad un aspetto ambientale che ha riflessi sulla governance dell'acqua: non si fa riferimento alcuno ai bacini idrografici che non vengono mai citati.

 Eppure il bilancio idrico (le entrate e le uscite) per la risorsa idrica si fa a scala di bacino idrografico. Questo è stato compreso fin dal 1989 con la legge 183 e poi riportato nella legge Galli del 1994, norme che hanno preso questo territorio come riferimento per svolgere le pianificazioni. Il contesto ambientale non può essere totalmente dimenticato a favore di suddivisioni puramente amministrative.

 In questo modo si continua a tenere il servizio idropotabile separato e lontano da provvedimenti presi ad altri livelli (vedi Piano di distretto, Piani di bacino) che tra l'altro sono sovraordinati». Per questo l'associazione ambientalista nonostante la necessità di rispondere alla L.191/2009, non è convinta «che con la scelta dell'Ato unico per il servizio idrico si migliorino in modo certo qualità, efficienza e efficacia, a tutela dell'utenza e dell'ambiente».

 Intanto la pdl ha avuto il via libera a maggioranza dalla commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale, presieduta da Marco Manneschi (IdV). Nel parere, che fa proprie alcune osservazioni dell'ufficio legislativo, si chiede di chiarire meglio alcune norme di funzionamento del Comitato consultivo per la qualità del servizio. Altre osservazioni interessano l'Osservatorio regionale presso il Consiglio: la commissione rileva che quest'ultimo appare più un organo di supporto all'attività gestionale della Giunta regionale, che non alle funzioni di indirizzo e controllo del Consiglio.